91 anni di colonialismo italiano in Africa – Non è stato migliore degli altri

Copyrights

Crediti di testo riservati a POC Stories. Date credito al mio lavoro quando lo condividete. Siccome gestisco da sola il blog, spendo molto tempo, su base volontaria, fornendo contenuti di buona qualità, basando il mio lavoro su molteplici risorse affidabili. Grazie. E ringrazio Margherita, una stupenda imprenditrice.

La scorsa estate, in diversi Paesi del mondo, molte statue che ricordano il passato coloniale sono state danneggiate , tra cui l’Italia, con la statua di Indro Montanelli a Milano, un simbolo del colonialismo italiano.

Settimane di proteste si sono aperte in tutto il mondo a seguito della morte di George Floyd, riaccendendo i dibattiti sul razzismo e facendo ripensare  all’approccio storico verso la storia coloniale.

La statua di Indro Montanelli non è a sotto attacco per la prima volta.  E’ stata una rappresentazione controversa già dai primi anni 2010 a causa del passato  di Indro Montanelli. Indro Montanelli era un giornalista nell’impero coloniale italiano, comprò una bambina di 12 anni per essere la sua schiava sessuale. Oltre a quella di Montanelli, altre statue sono state danneggiate, come quella del generale Antonio Baldissera, che partecipò alla prima guerra italo-etiopica.

© Rete Restiamo Umani – Facebook

Il colonialismo italiano ignorato

La storia del colonialismo italiano tende ad essere ignorata, considerata insignificante. Vivendo a Napoli, personalmente non ne ho mai sentito parlare. Tuttavia, il colonialismo italiano nel corso del XX secolo ha segnato il cosiddetto “impero coloniale”. Dal 1869 al 1960, l’Italia stabilì la sua politica coloniale su diversi territori e Paesi – alcune isole greche, alcune parti della Croazia, Macedonia, Francia meridionale, una parte della città cinese di Tientsin, Albania, Montenegro.

Fonte: hubscola.it

Il continente africano non è stato escluso dal colonialismo italiano. Le nazioni europee, tra cui l’Italia, fecero a gara per conquistare l’Africa. Di conseguenza, anche l’Etiopia, il Somaliland italiano, l’Eritrea e la Libia, fecero parte del progetto coloniale italiano,ma questi paesi non subirono lo stesso destino. La mappa seguente illustra l’impero italiano in blu.
L’articolo usa la seguente data per riferirsi al colonialismo italiano: il 1869 segna l’inizio della conquista coloniale, con l’acquisizione della baia di Assab, in Eritrea, mentre il 1960 è l’anno del Somaliland italiano unito alla Somalia. In questo caso, l’uso di queste date è una questione di scelta personale.

La prima fase del colonialismo italiano

Il progetto coloniale per l’Italia era l’opportunità di ottenere più terre agricole per rispondere al malcontento dei braccianti alla fine del XIX secolo.

Dal 1869, il colonialismo italiano si installò nel continente africano con la conquista della prima colonia, la baia di Assab (Eritrea). Anche l’Inghilterra prese parte al colonialismo italiano, mirando a contrastare la crescente influenza della Francia sull’Africa orientale, con le sue colonie, Gibuti e parte del Somaliland.

Appartenendo prima ad un imprenditore colonialista italiano, la Baia di Assab fu poi venduta al governo italiano nel 1882. Il governo italiano continuò ad espandere il suo dominio in Eritrea, occupando Massaua dal 5 febbraio 1885. Milleduecento uomini, tra cui soldati di bersaglieri, sottufficiali, soldati e marinai, sbarcarono nel porto di Massaua.

Sbarco al porto di Massua

Il dominio progressivo del colonialismo italiano portò all’occupazione di Saati, un villaggio eritreo all’epoca posseduto dall’Etiopia. Nel 1887, la battaglia di Dogali scoppiò tra Italia ed Etiopia, causando una guerra di quasi due anni e mezzo. La sconfitta delle truppe italiane portò ad un cambio di strategia, passando la competenza sull’Eritrea dal ministero degli esteri a quello della guerra. Nel 1889, l’impero d’Etiopia e il regno d’Italia firmarono il trattato di Wuchale, con scopi diversi: definire politicamente, economicamente e diplomaticamente i rapporti tra l’impero etiope e il regno italiano, ma anche delineare i confini dell’Eritrea, che divenne ufficialmente una colonia italiana nel 1890.

Traduzioni e comunicazioni errate suscitarono disaccordi tra le due parti, in particolare l’articolo 17. La versione italiana diceva: «Sua Maestà il Re dei Re d’Etiopia consente di servirsi del Governo di Sua Maestà il Re d’Italia per tutte le trattazioni di affari che avesse con altre potenze o governi». Mentre la version ahmarica diceva: «Sua Maestà il Re dei Re d’Etiopia può trattare tutti gli affari che desidera con altre potenze o governi mediante l’aiuto del Governo di Sua Maestà il Re d’Italia».

In altri termini, il governo italiano considerava l’Etiopia come un protettorato italiano, mentre non lo era per il governo etiope. Le tensioni derivanti dal disaccordo provocarono una nuova guerra dal 15 dicembre 1894 al 23 ottobre 1896, dove l’Italia rinunciò al protettorato sull’Etiopia attraverso il Trattato di Addis Abeba.

Dopo che diversi sultani firmarono richieste di protettorato, l’Italia decise di assegnare l’amministrazione della colonia somala a delle società, la società Filonardy prima e la società Benadir poi, per garantire un’invasione più pacifica del territorio e per ridurre le spese. A partire dal 1905, lo Stato optò per un controllo più diretto sulle proprie colonie, attraverso l’ulteriore l’insediamento somalo nel 1905. Nonostante il colonialismo italiano fosse in grande difficoltà, il desiderio di espandere il regno italiano non si freno’ , portando avanti il loro progetto coloniale.

Il colonialismo italiano nella prima fase fu essenzialmente economico, mirando a creare opportunità per le imprese italiane di sfruttare le materie prime come il petrolio in Libia e sociale, intendendo trovare nuove terre per i lavoratori agricoli italiani. Sotto il fascismo, la seconda fase del colonialismo si è evoluta diversamente.

La seconda fase del colonialismo italiano

 A partire dal XX secolo, la politica coloniale italiana venne battezzata sotto il progetto “Grande Italia”. Il progetto mirava all’espansione dell’Italia e propugnava le ”missioni civilizzatrici”, giustificando la loro cosiddetta superiorità sulle altre nazioni. Questa sarebbe stata dimostrata “scientificamente”  con la classificazione delle razze, iniziata da François Bernier, un medico e viaggiatore francese. In quel periodo, emersero due tendenze della politica estera italiana: da una parte, una visione imperialista di espansione delle sue conquiste nel continente africano. Dall’altra, un desiderio di unità nel bacino del Mediterraneo. Per raggiungere i suoi obiettivi, l’Italia si imbarcò in una conquista coloniale ancora più brutale e violenta.

Un sanguinoso colonialismo italiano

La conquista della Libia durante la guerra italo-turca del 1911 e l’ascesa al potere del dittatore Benito Mussolini rafforzarono la sanguinosa aggressione coloniale in Libia, che durò per decenni, con conseguenti impiccagioni, fucilazioni, deportazioni. I deportati furono inviati in diverse isole e città, come Tremiti, Favignana, Ponza, Gaeta e Caserta. Nel 1912, circa 3053 furono deportati, bambini, adolescenti e adulti compresi. Tra il 1929 e il 1931, migliaia di nomadi e seminomadi libici furono deportati e morirono nei campi di concentramento.

Prigionieri nel campo di concentramento di El Agheila, nella colonia italiana della Libia

In Somalia, il nuovo governatore Cesare Maria De Vecchi intraprese il disarmo delle popolazioni locali e l’espansione delle conquiste coloniali attraverso molteplici attacchi, come quello al sultanato di Hobyo. I sultanati più a nord erano autonomi e governati dai sultani locali, cosa impensabile per il regime fascista italiano. Lo sfruttamento economico era una priorità, con l’introduzione della lira italiana, la tassa sui Somali e la costruzione di nuove strade per preparare l’assalto etiope.

Infatti, il regime fascista pianificava di invadere di nuovo l’Etiopia. Anche se il trattato di amicizia e arbitrato italo-etiopico fu firmato nel 1928, il regime fascista preparò la sua campagna militare dal 1930 per dichiarare guerra all’Etiopia 5 anni dopo. Era il momento di vendicarsi della battaglia di Adua, dove le truppe italiane furono sconfitte. Un incidente tra le truppe italiane ed etiopi per il possesso di pozzi d’acqua fornì la base alla propaganda fascista per giustificare questa guerra. Le sanzioni della Società delle Nazioni contro l’Italia sulle importazioni, le esportazioni e il divieto del commercio di armi non furono sufficienti a fermare l’Italia.

La prevalente superiorità militare dell’Italia portò alla sconfitta dell’Etiopia in un paio di mesi e alla proclamazione di Vittorio Emanuele III come imperatore d’Etiopia il 9 maggio 1936. L’uso del gas mostarda, le uccisioni di massa, i bombardamenti, i campi di concentramento come Danane uccisero migliaia di civili e soldati locali. L’Etiopia fu, da allora in poi, parte della cosiddetta Africa Orientale Italiana divisa in sei governatorati. Tuttavia, le ambizioni di Mussolini non furono realizzate. Infatti, sotto il colonialismo italiano, nessuna parte dell’Etiopia fu veramente sotto il dominio italiano; l’emigrazione italiana, la colonizzazione culturale e la modernizzazione del paese furono un fallimento.

Una nave della marina italiana diretta in Nord Africa nel canale di Sue – Fonte: Internazionale – ©Archivio Gbb/Contrasto

Il cosiddetto impero italiano in Africa orientale governò per 5 anni. L’Italia, alleata della Germania nazista con colonie in Africa, era vista come un pericolo dal Regno Unito, specialmente con i suoi attacchi in Egitto per avvicinarsi al canale di Suez. Scoppiò una guerra tra l’Italia e l’Impero britannico, dove l’Italia fu sconfitta. Con la sconfitta italiana, l’Impero britannico riprese il controllo dell’Africa orientale.

Il declino del colonialismo italiano avvenne nei primi anni quaranta, con la fine del dominio italiano su Etiopia ed Eritrea terminato nel 1941 e nel 1943 in Libia. Con il Trattato di Parigi del 1947, l’Italia rinunciò alle colonie, tranne che alla parte italiana del Somaliland, amministrata poi dall’Italia dal 1950 al 1960.

Il periodo post coloniale

Già nel 1947, l’Eritrea dovette decidere per il suo futuro, scegliendo tra l’annessione all’Etiopia o l’indipendenza. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite decise che l’Eritrea sarebbe stata federata all’Etiopia pur mantenendo un certo grado di autonomia. Il grado di autonomia diminuì quando l’Etiopia volle fare dell’Eritrea una provincia etiope. Di conseguenza, all’inizio degli anni ’60 si formò un movimento indipendentista, il Fronte di Liberazione Eritreo, e una serie di decenni di conflitti tra l’Etiopia e i movimenti indipendentisti e i principali movimenti indipendentisti, il Fronte di Liberazione Eritreo e il Fronte di Liberazione Popolare Eritreo portarono all’indipendenza nel 1993.

Il Somaliland subì lo stesso destino. Ottenuta l’indipendenza nel 1960, unirsi alla Somalia sembrava l’opzione più adatta. Ma il malcontento crebbe per un referendum che ratificava una nuova costituzione, vista come una valorizzazione dei somali rispetto al nord del paese. Una serie di conflitti porto’ alla guerra civile iniziata negli anni ’80, che non si è ancora conclusa. Anche se il Somaliland ha dichiarato la sua indipendenza nel maggio 1991, è ancora internazionalmente uno stato non riconosciuto.

Il passato coloniale divenne una preoccupazione solo alla fine degli anni ’60 in Libia, quando un colpo di stato portò al potere Muammar Gheddafi, usando il suo accesso al potere per sfrattare gli italiani e le imprese italiane dal paese. Le espulsioni erano un modo per dare un taglio netto con il passato coloniale. Qualche decennio dopo, un accordo di ripetizioni coloniali fu firmato tra l’Italia e la Libia.

E le riparazioni coloniali?

Nel 2008 è stato firmato un trattato tra l’Italia e la Libia che prevede un risarcimento di 5 miliardi di dollari in 25 anni per aver colonizzato la Libia. I risarcimenti coloniali sono una questione spinosa che passa regolarmente alla ribalta, grazie al movimento dei risarcimenti, i quali sostengono che «non è solo una richiesta di compensazione monetaria; è anche una richiesta di cambiamento radicale e guidato dalla giustizia», per citare l’economista dello sviluppo internazionale Priya Lukka.


Il trattato è piuttosto vago, anche sui risarcimenti per gli abusi perpetrati. Le scuse di Berlusconi, il rimpatrio della statua della Venere di Cirene in Libia sono solo gesti simbolici. Il trattato si è rivelato più uno scambio economico che un trattato che ricorda il passato coloniale. È una combinazione di interessi tra una stretta sul flusso di migranti in Libia e un investimento La compensazione di 5 miliardi di dollari in 25 anni copre principalmente progetti di infrastrutture, progetti che le aziende italiane guidano. La compensazione finanziaria si applica a società come l’ENI, la più importante azienda italiana che paga le tasse e beneficia di contratti di petrolio e gas, in vigore fino al 2042 e 2047, rispettivamente.

Berlusconi a sinistra, Muʿammar Gheddafi a destra

Mentre i controlli sull’immigrazione si intensificano, una serie di misure sono state inserite recentemente nel 2019, come l’invio di motovedette e la creazione del Centro di coordinamento del soccorso marittimo italiano a lungo termine in Libia.Il governo italiano non è al suo primo risarcimento coloniale. Al momento della firma del trattato di pace con l’Etiopia nel 1947, l’Italia ha accettato di pagare miliardi di risarcimento all’Etiopia. Tuttavia, i risarcimenti coloniali sembrano essere ancora interessanti.


Anche se la storia del colonialismo italiano manca di considerazione a livello politico, da anni vengono portate avanti diverse iniziative per ricordare questi capitoli storici a livello sociale.

Un’amnesia collettiva sul colonialismo italiano

La storia del colonialismo italiano è raramente insegnata nelle scuole, e i dibattiti post-coloniali sono difficilmente avviati. La frase coniata sotto il fascismo Italiani brava gente è nella mente di tutti. La distorsione della realtà storica, iniziata dalla propaganda fascista, continua fino ad oggi, come possiamo vedere sui libri, sui social media, sui blog dedicati alla storia coloniale italiana, L’Italia coloniale e la romanticizzazione del passato coloniale.

L’Italia deve lavorare sulla crescita della coscienza collettiva attraverso l’educazione, la cultura della memoria e i dibattiti. Solo una maggiore coscienza collettiva può superare l’oblio della storia e prevenire i pericoli del revisionismo, alimentato dall’ignoranza della storia. Nell’ultimo decennio, molte iniziative di organizzazioni e collettivi in tutta Italia hanno cercato di riconoscere il passato coloniale, come Decolonial Italy, che è uno dei progetti che esplorano la storia coloniale italiana, scegliendo di documentare il patrimonio di tracce visibili del colonialismo italiano in tutto il paese.

I continui attacchi al monumento di Antonio Baldissera sollevano domande sulla narrazione della storia coloniale, sul posto nella storia delle persone coinvolte nelle atrocità. I nomi delle strade e le fermate della metropolitana stanno cambiando, come la fermata Amba Aradam-Ipponio sostituita da Giorgio Marincola, un partigiano italo-somalo ucciso nella seconda guerra mondiale. L’apertura della stazione della metropolitana a Roma, è prevista per il 2024.

A livello politico, il colonialismo italiano non sembra far parte dell’agenda.. La proposta di legge del 2006, per istituire il 19 febbraio come Giornata della memoria per le vittime africane dell’occupazione coloniale italiana, è stata presta ma dimenticata. Non se n’è saputo più nulla. Eppure, non è solo a livello del mondo attivista e della ricerca che la storia del colonialismo italiano deve essere ricordata. Anche l’educazione e la politica devono impegnarsi a riconoscere e ricordare il passato coloniale.

È tempo che l’Italia riconosca la sua eredità coloniale perché le conseguenze del colonialismo italiano si riflettono nel presente. Grazie al lavoro di attivisti, scrittori, studiosi, la storia dimenticata del colonialismo italiano non può più essere negata. L’amnesia sul colonialismo italiano si sta diffondendo nella società italiana, ma il cambiamento non ha ancora detto la sua ultima parola.

POC Stories

Blog che dà voci di womxn e non-binary da tutto il mondo, esplorando diversi argomenti, dalla storia alla sociologia. Segui POC Stories su Instagram.

Supporta il mio lavoro

Scrivo, sono un* content creator e gestisco il blog per conto mio. Sono molto appassionat* di questo blog, ma allo stesso tempo è un sacco di lavoro. Per sostenere il mio lavoro, potete donare su Paypal e Gofundme. Qualunque sia l’importo, vi sarò per sempre riconoscente.

Bibliographia

Percorrendo la storia di Etiopia ed Eritrea, Armando D’Amaro, 30/11/2017

I libri che smontano il mito del colonialismo buono degli italiani, Igiaba Scego, 1/04/2017

La Somalia coloniale: una storia ai margini della memoria italiana, Michele Pandolfo, 2013

Breve storia del colonialismo italiano, Il Post, 28/06/2020

25 ottobre 1911: gli italiani iniziano a deportare i libici in Italia, Me.Dia.Re

A Roma sono stati danneggiati alcuni simboli del colonialismo italiano, Albachiara Re, 28/06/2020

Una mappa per ricordare i crimini del colonialismo italiano, Wu Ming 2,

The paradoxes of colonial reparation: Foreclosing memory and the 2008 Italy–Libya Friendship Treaty, Chiara De Cesari

Copyrights delle immagini

  • ANSA
  • Rete Restiamo Umani
  • Archivio Gbb/Contrasto
  • Hubscola.it

Copyrights

Crediti di testo riservati a POC Stories. Date credito al mio lavoro quando lo condividete. Siccome gestisco da sola il blog, spendo molto tempo, su base volontaria, fornendo contenuti di buona qualità, basando il mio lavoro su molteplici risorse affidabili. Grazie. E ringrazio Margherita, una stupenda imprenditrice.

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.